16/02/2009

Riflessione cristiana sulla vicenda ormai compiuta di Eluana

Quel miracolo non arrivato. Uno più grande è all’orizzonte

MICHELE ARAMINI (da Avvenire del 12 febbraio 2009)

Alcuni amici mi hanno confidato che sarebbe stato bello se il Signore avesse fatto il miracolo di risvegliare Eluana.

Così tutti avrebbero saputo che si stava per commettere un gesto di offesa alla vita. Il desiderio del risveglio di questa donna silenziosa è molto umano e comprensibile. Le coscienze di molti hanno assistito con grande sofferenza alla sua morte causata dalla sospensione dei sostegni dell’alimentazione e dell’idratazione. Proprio come Fiodor Dostoevskij soffriva e si lamentava con Dio per il dolore dei bambini innocenti, anche oggi gli uomini e le donne amanti della vita e della giustizia hanno sofferto per quanto è accaduto, per la determinazione con cui una parte dei medici e dei magistrati si sono arrogati il diritto di declassare l’uomo a oggetto inutile. E Dio che fa di fronte alla nostra sofferenza impotente? Sta zitto come un certo giorno al Calvario? Sta zitto come in mille altre occasioni, in cui la vita è stata calpestata? Doveva farci questo miracolo? Anche al Calvario qualcuno ha detto a Gesù di scendere dalla croce. Solo a questa condizione gli avrebbero creduto. Era una condizione vile e impietosa, che perfino il centurione pagano rifiutò, comprendendo che chi moriva sulla croce era il Giusto per eccellenza, il Figlio di Dio. Perciò anche noi non abbiamo bisogno del risveglio di Eluana. Non c’è bisogno di questo per capire e amare la vita. Ce l’ha insegnato ancora una volta una semplice suora. Si chiama Albina Corti. È lei che in questi anni ha accudito Eluana, ed è stata per lei madre, padre, sorella e fratello. Trattenendo a stento le lacrime ci ha ricordato, in un’intervista televisiva tra le più toccanti, che al termine della vita di Eluana e al termine della vita di tutti ci sono le braccia amorose e benevole di un Dio che soffre con noi e che, Lui si, è Padre di tutti. È una promessa contenuta nella Bibbia: «Se anche tua madre ti abbandonasse, io non ti abbandonerò… dice il Signore». Suor Albina ha detto semplicemente un arrivederci a Eluana. Sono profondamente grato a questa suora perché ha ricordato a tutti che la questione non si chiude con le determinazioni della volontà del signor Englaro e nei cavilli del diritto, ma ha un contesto di luce e di speranza ineliminabili: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» , ci ha detto Gesù. Anche noi, che abbiamo lavorato con tutto il nostro impegno e la nostra umana partecipazione perché Eluana potesse continuare a vivere e perché la nostra società non si smarrisca più di quanto non abbia già fatto, dobbiamo mantenere viva la coscienza che c’è qualcuno più grande di noi, che è il vero Padre, il solo datore di vita. Egli non rimase in silenzio al Calvario e comunicò la vita risorta al suo Figlio beneamato e comunica la vita a ogni uomo che appare sulla faccia della Terra. Insieme a lui possiamo vivere quell’amore che ci fa uomini autentici e riparare per quanto sta a noi le ingiustizie di questo mondo. Siamo chiamati anche in questo caso all’umiltà e alla fiducia: «E non abbiate paura – dice il Vangelo – di coloro che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l’anima».

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